Sulla paternità delle teorie della Relatività

In queste note verranno trattati alcuni punti riguardanti la paternità della nascita e lo sviluppo delle teorie della Relatività. Nonostante queste siano quasi universalmente attribuite al genio solitario di Albert Einstein, non mancano, di tanto in tanto, articoli o libri che sostengono il contrario, che arrivano persino ad accusare A. Einstein di plagio.

Pertanto è necessario fare un po’ di chiarezza e mettere i puntini sulle i. Quanto qui sostenuto è ripreso quasi totalmente da due paragrafi di un mio libro1.

1 Relatività Ristretta

Dopo le esperienze di Michelson e Morley della fine del diciottesimo secolo (che non verificarono la legge di composizione classica delle velocità, nella fattispecie della velocità della luce e di quella del moto orbitale della Terra attorno al Sole), ci furono svariati tentativi, anche abbastanza artificiosi, per dimostrare il risultato negativo ottenuto da Michelson e Morley.

La situazione era tale che restavano in piedi le seguenti conclusioni:

  1. La velocità della luce è costante in tutti i sistemi di riferimento inerziali, indipendentemente dallo stato di moto della sorgente e dell’osservatore;
  2. Vale un principio di relatività per tutte le leggi della fisica;
  3. Le trasformazioni di Galileo e le leggi di Newton del moto non sono più valide (almeno quando studiamo fenomeni che avvengono con velocità confrontabili con la velocità della luce nel vuoto);
  4. Restano valide le equazioni di Maxwell dell’elettromagnetismo.

Si capisce bene, quindi, come la fisica agli inizi del XX secolo si trovasse in una impasse da cui sembrava difficile venirne fuori. Ci furono dei tentativi ingegnosi e coraggiosi per cercare di sbrogliare la matassa, specialmente ad opera di FitzGerald, Lorentz e di Poincaré. Questi ultimi due fisici, infatti, grazie anche ad una notevole abilità matematica, riuscirono a trovare le equazioni di trasformazione da un riferimento inerziale ad un altro che rendessero covarianti, rispetto a queste trasformazioni, le equazioni di Maxwell. Queste trasformazioni sono le trasformazioni di Lorentz (così chiamate perché Lorentz le trovò prima di Poincaré, anche se prima di tutti e due vennero scritte da W. Voigt nel 1887). In virtù di queste trasformazioni Lorentz riuscì ad interpretare la sua ipotesi di contrazione delle lunghezze e a predire pure la dilatazione dei tempi, introducendo un tempo locale.

Solo che le idee di questi fisici non ebbero una spinta filosofica sufficiente che permettesse loro di chiarire più a fondo la fisica che c’era sotto e legarono le loro teorie a fatti sperimentali particolari.

Questa spinta filosofica la dette A. Einstein: egli semplicemente chiarì il concetto di spazio e di tempo, cercando di darne un significato fisico reale, legato ai corpi e ai movimenti di questi (al contrario di Newton). Con un’analisi minuziosa dei concetti di spazio e di tempo, Einstein riuscì a formulare la teoria della relatività, senza fare riferimento all’esperienza di Michelson e Morley (indipendentemente dal fatto che ne fosse a conoscenza o meno), riuscendo ad ottenere, con poca fatica matematica e con molta chiarezza fisica, oltre ai risultati già ottenuti da W. Voigt, H. Lotentz e H. Poincaré, altri ancora più brillanti che hanno condizionato non solo lo sviluppo della fisica, ma anche la stessa vita sociale e politica della società in cui viviamo.

In sostanza Einstein è riuscito a vedere la foresta mentre gli altri fisici si sono limitati a scoprire qualche dettaglio degli alberi presenti nella foresta. Inoltre, mentre gli altri fisici si erano limitati a giustificare in qualche modo i risultati di determinate esperienze, Einstein costruì una teoria euristica che riusciva non solo a giustificare quei risultati ma anche a prevederne tanti altri, che solo molti anni dopo sarebbero stati scoperti e confermati sperimentalmente.

Per concludere con questi cenni sulla ’paternità’ della teoria della relatività, lo stesso Lorentz (a proposito del tempo locale) ebbe a dire qualche anno dopo il 1905:

[…] Io non pensai mai che questo tempo avesse niente a che fare con il tempo reale. Questo tempo reale per me era ancora rappresentato dalla più antica nozione classica di tempo assoluto, indipendente da ogni sistema di riferimento. Esisteva per me un solo tempo vero: conside ravo la mia trasformazione del tempo solo come un’ipotesi di lavoro euristico, di modo che la teoria della relatività è davvero solo opera di Einstein.

E questo la dice lunga anche sull’influenza di H. Poincaré sulla Teoria della Relatività, dal momento che quest’ultimo precisò meglio, specie nei suoi aspetti più matematici, il punto di vista di H. Lorentz2. Infine Lorentz in un opuscoletto divulgativo dal titolo The Einstein Theory of Relativity – A Concise Statement pubblicato negli USA nel 1920, così si esprime (pp. 61-63):

Credo che non sia impossibile che in futuro questa strada [quella dell’etere], per ora abbandonata, potrà essere di nuovo seguita con buoni risultati, anche solo perché potrebbe condurre alla concezione di nuovi test sperimentali. La teoria di Einstein non deve necessariamente impedirci di farlo; solo che le idee sull’etere devono concordare con questa teoria. Tuttavia, anche senza il colore e la chiarezza che le teorie dell’etere e altri modelli potrebbero darci, e soprattutto per la sobrietà che deriva dalla loro assenza, il lavoro di Einstein resterà un monumento della scienza; la sua teoria soddisfa pienamente la prima e fondamentale richiesta che possiamo fare, quella di dedurre con esattezza e nei minimi dettagli l’evoluzione di fenomeni da certi principi. Il fatto che Einstein abbia scartato l’idea dell’etere è stata una circostanza fortunata; se non l’avesse fatto probabilmente non sarebbe mai giunto all’i- dea che è poi diventata il fondamento di tutte le sue ricerche. Grazie ai suoi sforzi ed alla sua perseveranza – perché ebbe grandi difficoltà a coronare i suoi tentativi – Einstein raggiunse i risultati che ho cercato di schematizzare quando era ancora giovane;3

da cui si evincono due fatti fondamentali:

  1. attribuiva la teoria della relatività ristretta ad Einstein;
  2. lui credeva fermamente nella teoria dell’etere ed era convinto che, alla fine, l’etere sarebbe rispuntato per rispondere ai risultati di nuove esperienze.

Infine bisogna dire che nel 1905 Einstein viveva a Berna: qui gli orologi della città erano tutti sincronizzati fra di loro fin dal 1892 e in tutta l’Europa si sentiva la necessità di sincronizzare anche gli orologi in movimento (per esempio sui treni) rispetto a quelli fermi.

All’Ufficio Brevetti di Berna, dove Einstein lavorava come impiegato di terza classe prima e di seconda classe dopo, arrivavano continue richieste di brevetti basati su fenomeni elettromagnetici. Le richieste erano analizzate innanzitutto da Einstein che, oltre che per dovere d’ufficio, assolveva il suo compito con vera passione. E quindi anche questo suo lavoro, apparentemente secondario rispetto a quello di illustri cattedratici delle Università più prestigiose, lo costringevano ad acuire l’ingegno e ad analizzare nei minimi dettagli quanto veniva proposto da diversi ingegneri.

D’altra parte il suo lavoro lo costringeva a spaziare anche su altri capitoli importanti della fisica e della tecnica, come l’ottica e la termodinamica. Questo spiega pure come nel 1905, definito l’annus mirabilis della fisica, non per i lavori di qualche illustre professore universitario europeo o non, ma per degli articoli pubblicati in quell’anno in diversi campi della fisica da uno sconosciuto impiegato dell’Ufficio Brevetti di Berna. Articoli che segnarono un punto di svolta in ciascuno dei campi affrontati e che avrebbero potuto procurare al loro autore diversi premi Nobel4.

Allora è inutile, come qualcuno fa, cercare di screditare Einstein5, con accuse infamanti o ridicole6 di diverso tipo per valorizzare il contributo di Poincaré sulla Relatività Ristretta o di D. Hilbert sulla Relatività Generale. Con tutta la buona volontà del mondo accademico ufficiale di allora che all’inizio (1905) aveva completamente snobbato i lavori di Einstein per prestare, invece, tutta l’attenzione ai lavori dei grandi professori Lorentz e Poincaré come testimonia Max Born:

La celebre memoria di Einstein contenente i fondamenti della sua teoria della relatività fu pubblicata nel 1905, nella stessa annata degli «Annalen der Physik» in cui apparvero altri due suoi lavori d’importanza storica: quello sull’ipotesi dei quanti di luce e quello sulla teoria statistica del moto browniano. Ero allora studente a Gottinga, dove seguii un seminario diretto dai matematici David Hilbert e Hermann Minkowski, dedicato all’elettrodinamica e all’ottica dei corpi in movimento: lo stesso tema dal quale Einstein aveva preso l’avvio per la sua teoria della relatività. Studiammo lavori di H.A. Lorentz, Henri Poincaré, . . . , ma Einstein non fu mai menzionato. . . . Nel 1907-908, tornato nella mia Breslavia, . . . mi unii ad un attivo gruppo di giovani fisici, tra cui . . . , Fritz Reiche e Stanislaus Loria. . . . Quando parlai dei contributi di Minkowski al già ricordato seminario di Gottinga . . . Reiche e Loria accennarono al saggio di Einstein e m’indussero a studiarlo7.

Quanto sostenuto da Born viene confermato in un articolo pubblicato nel 1908 da Minkowsky dal titolo “Le equazioni fondamentali per i processi elettromagnetici nei corpi in movimento“, ma presentato Gottinga il 21 dicembre 19078. Nelle 47 (nella versione italiana) fittissime pagine piene di matematica, Minkowsky parla in continuazione delle teorie di Lorentz. Solo in due punti cita il lavoro fondamentale di Einstein del 1905 sull’elettrodinamica dei corpi in movimento (relatività ristretta). Il primo nell’Introduzione a pag. 155:

A. Einstein ha finora espresso nel modo più netto il fatto che questo postulato [il principio di relatività] non è un’ipotesi artificiosa, ma piuttosto un’interpretazione di tipo nuovo del concetto di tempo che si impone attraverso i fenomeni.

Il secondo a pag. 166:

Al bisogno di accostarsi all’essenza di queste trasformazioni [le trasformazioni di Lorentz] dal punto di vista fisico viene incontro l’articolo di A. Einstein citato nell’Introduzione.

Senza entrare nel merito (e nella trattazione) di questo lavoro, in quanto Minkowsky continua imperturbato per altre 35 pagine di matematica a parlare dei lavori di Lorentz. Eppure Minkowski era stato professore di Einstein a Zurigo. Evidentemente al lavoro di Einstein non ha dato molta importanza soprattutto dal punto di vista matematico, anche se lo stesso Minkowski fornisce un’interpretazione geometrica in termini di spaziotempo quadridimensionale delle trasformazioni di Lorentz che, ripetiamo, da Einstein sono state dedotte in modo molto semplice dai suoi due principi (postulati) di base della relatività ristretta, senza etere, senza ipotesi artificiosa sulla contrazione della lunghezza per giustificare i risultati dell’esperienza di Michelson-Morley.

Infine, nel 1906, il fisico Walter Kaufmann fece un’esperienza che sembrava mettere in discussione il principio di relatività di Lorentz-Poincaré-Einstein.

Einstein snobbò completamente l’esperimento avendo una fiducia infinita nella sua teoria.

Poincaré, che pure scrisse nello stesso anno la famosa memoria del 1906, pubblicata sui Rendiconti del Circolo matematico di Palermo, fidandosi dei risultati dell’esperienza di Kaufmann, commenta, invece: Il Principio di Relatività non avrebbe dunque lo stesso valore rigoroso che saremmo tentati di attribuirgli9. Evidentemente Poincaré non aveva molta fiducia nella sua Relatività.

Successivamente, con esperienze eseguite nel 1914 (Neumann) e nel 1916 (Guy e Lavanchy) i risultati di Kaufmann verranno rifiutati in quanto, nella strumentazione da lui usata, non era stato effettuato un vuoto abbastanza spinto per lo studio del moto degli elettroni10.

Per concludere sui contributi di Poincaré alla teoria della relatività ristretta è utile prendere in considerazione una conferenza che Poincaré tenne a Gottinga il 28 aprile 1909, su invito della Fondazione Wolfskehl. Nella conferenza dal titolo La nuova meccanica ha parlato della sua nuova meccanica basata su tre premesse (principio di relatività su cui, come già detto, aveva una fiducia salterina, costanza della velocità della luce e contrazione delle lunghezze nella direzione del moto), e illustrato con dovizia di particolari l’aumento della massa delle particelle con l’aumento della loro velocità (anche se sappiamo benissimo che la massa è un invariante relativistico), naturalmente facendo riferimento all’etere! Infatti afferma:

Questa concezione della materia consente di spiegare facilmente perchè la massa di un corpo aumenti con la velocità. . . ; dato che un qualunque corpo non è altro che un insieme di elettroni, sarà sufficiente dimostrarlo per questi ultimi. A questo scopo, osserviamo che un elettrone isolato che si muova attraverso l’etere genera una corrente elettrica, vale a dire un campo elettromagnetico. Questo campo corrisponde a una certa quantità di energia, che è localizzata non nell’elettrone stesso, bensì nell’etere. Ogni variazione in modulo o in direzione della velocità dell’elettrone modifica il campo e si traduce in una variazione dell’energia elettromagnetica dell’etere.. . . L’inerzia dell’etere aumenta con la velocità e il suo limite diventa infinito quando la velocità tende alla velocità della luce. . . gli esperimenti di Kaufmann dimostrano che la massa reale costante dell’elettrone è trascurabile rispetto alla massa apparente e che si può quindi considerare nulla.. . . L’etere soltanto oppone una resistenza al moto, tanto che si potrebbe dire: non c’è materia, non ci sono che buchi dell’etere.11

Bisogna comunque dire che H. Poincaré fu un grandissimo matematico e, quando applicava le sue abilità matematiche a teorie fisiche consolidate, fu anche un fisico matematico brillante che diede contributi notevolissimi per esempio al problema dei tre corpi ed alla meccanica celeste newtoniana. Ma sui nuovi sviluppi della fisica rimase un uomo del diciannovesimo secolo, imprigionato nella fumosa ed artificiosa ragnatela dell’etere.

2 Relatività Generale

Dopo i due articoli del 1905 sulla Relatività Ristretta, passarono ben 10 lunghi anni di lavoro12 prima che Einstein avesse pronta la versione completa della teoria della Relatività Generale, alla fine del 1915. In effetti ci furono alcune tappe e verifiche intermedie prima della pubblicazione della versione definitiva e completa (in questo fu anche aiutato dal fatto che, a Berlino, non aveva l’obbligo di insegnare e poteva dedicarsi quasi esclusivamente alla ricerca). Vediamo quali sono le tappe principali:

  • Nel 1907 scopre il principio di equivalenza;
  • Nel 1911 scopre che l’incurvamento della luce in presenza di grosse concentrazioni di massa può essere osservato dalla Terra durante le eclissi totali di Sole e calcola, a questo scopo, un valore di 0.83”. Nel contempo lancia un appello agli astronomi13 a fare una verifica sperimentale delle sue previsioni, verifiche possibili solo quando e dove si possono osservare tali eclissi;
  • Nel 1913 e nel 1914 scrive a Zurigo due articoli, in collaborazione con l’amico matematico M. Grossmann, con una rielaborazione matematica di diversi articoli precedenti sulla relatività generale e sulla teoria della gravitazione. La collaborazione con Grossmann ed il suo aiuto sono serviti seriamente a colmare le lacune matematiche di Einstein, dove il suo grande intuito fisico era insufficiente per dare risposte concrete. E qui la differenza con I. Newton emerge con nitidezza, in quanto quest’ultimo ha inventato la matematica (il calcolo differenziale e integrale, senza andare troppo per il sottile) che gli serviva per sviluppare le leggi della meccanica e la sua teoria della gravitazione;
  • Nel 1915 calcola il valore corretto della precessione del perielio dell’orbita di Mercurio, valore che viene confermato anche dalle osservazioni precise dell’astronomo tedesco E.F. Freudlich oltre che da precedenti osservazioni in proposito. Inoltre ritrova come caso particolare (per campi gravitazionali deboli) la teoria della gravitazione di Newton. Queste conferme sperimentali lo esaltano moltissimo e ha la netta sensazione di essere sulla buona strada;
  • Qualche mese prima, a giugno del 1915, tiene (su invito di D. Hilbert) una serie di lezioni all’Università di Gottinga sulla relatività generale, dopo le quali sostiene di aver convinto pienamente anche i matematici David Hilbert e Felix Klein. Ma non tutto quello che ha sostenuto in quell’occasione era corretto…
  • Subito dopo scopre che nel calcolo effettuato nel 1911 sulla deflessione dei raggi di luce passanti in prossimità dei bordi del Sole durante un’eclissi totale c’era un errore: il suo valore vero andava raddoppiato;
  • Scambio epistolare con Hilbert sui progressi nella messa a punto definitiva della teoria;
  • Hilbert comunica ad Einstein di essere sulla buona strada ed invita Einstein a Gottinga per il 20 novembre 1915 alla presentazione delle sue conclusioni. Einstein fa sapere che non ci sarà per motivi di salute (in effetti era molto debilitato per il troppo lavoro degli ultimi tempi, anche per non perdere la corsa con Hilbert che era molto avvantaggiato per le sue competenze matematiche);
  • Il 20 novembre 1915 Hilbert legge una memoria quasi completa sulla relatività generale all’Accademia delle Scienze di Gottinga e fa pervenire una sintesi ad Einstein. In realtà, questa memoria sarà pubblicata (dopo alcuni ritocchi e aggiunte) a marzo del 1916. Tra le aggiunte ci sono le equazioni del campo gravitazionale e l’ammissione che la paternità completa della teoria spetta ad A. Einstein: «Le equazioni differenziali della gravitazione ottenute mi sembrano in accordo con la magnifica teoria della relatività generale enunciata da Einstein nel suo ultimo articolo»14. La memoria di Hilbert era di natura prettamente matematica, senza alcuna relazione con i risultati sperimentali. Inoltre Hilbert pretendeva anche di aver unificato gravità, elettromagnetismo e l’interazione di questa con la materia . . . risultato non raggiunto neanche ai giorni nostri!
  • Il 25 novembre del 1915 Einstein invia la sua memoria completa e definitiva sulla Relatività Generale agli Annalen der Physik, dove verrà pubblicata all’inizio del 1916. Sempre il 25 novembre (5 giorni dopo la presentazione di Hilbert a Gottinga) presenta i suoi risultati all’accademia di Berlino;
  • Anche se inizialmente con qualche risultato incerto, la deviazione dei raggi di luce, in prossimità di grandi masse, fu confermata più volte a partire dal 1919 e con risultati sempre più precisi. Questo risultato è la conferma più brillante della teoria della Relatività Generale, non previsto dalla precedente teoria della gravitazione di Newton15.

Note

    1. Santoro R., La Relatività e la Fisica contemporanea – Dalle favole sui neutrini superluminali alla realtà delle onde gravitazionali, 2017, distribuito da Amazon. Paragrafi 1.7 e 3.4
    2. Una sintesi abbastanza corretta dei diversi contributi dati da Lorentz, Poincaré e Einstein alla teoria della relatività è l’articolo di Olivier Darrigol, The Genesis of the Theory of Relativity, Séminaire Poincaré, Vol. 1 (2005), pp. 1-22, facilmente accessibile in rete. L’articolo così conclude:

      Thus, Einstein was neither the first nor the last contributor to relativity theory. He learned much by reading the best authors of his time, and he partly duplicated results already obtained by Lorentz and Poincaré. Yet there is no doubt that his papers of 1905 marked a dramatic turn in our understanding of space, time, mass, and energy. His questioning of received ideas was most radical. His construction of alternative theories was most elegant, powerful, and durable. By rejecting the ether and propounding a new chronogeometry, he prepared the ground for further intellectual achievements, including general relativity and quantum theory.

      Traduzione libera: Così Einstein non fu nè il primo nè l’ultimo a dare contributi sulla teoria della relatività. Egli imparò molto dagli scritti dei migliori autori del suo tempo, ed in parte ottenne risultati già trovati da Lorentz e Poincaré. Ma non c’è dubbio che i suoi articoli del 1905 segnarono una svolta drammatica nella nostra comprensione dello spazio, del tempo, della massa e dell’energia. Il suo mettere in discussione idee preconcette fu più radicale. La sua costruzione di teorie alternative è stata più elegante, potente e duratura. Rigettando l’etere e proponendo una nuova cronogeometria preparò le basi per ulteriori conquiste intellettuali, comprese la relatività generale e la meccanica quantistica.

    3. Testo originale inglese: In my opinion it is not impossible that in the future this road, indeed abandoned at present, will once more be followed with good results, if only because it can lead to the thinking out of new experimental tests. Einstein’s theory-need not keep us from so doing; only the ideas about the ether must accord with it. Nevertheless, even without the color and clearness that the ether theories and the other models may be able to give, and even, we can feel it this way, just because of the soberness induced by their absence, Einstein’s work, we may now positively expect, will remain a monument of science; his theory entirely fulfills the first and principal demand that we may make, that of deducing the course of phenomena from certain principles exactly and to the smallest details. It was certainly fortunate that he himself put the ether in the background; if he had not done so, he probably would never have come upon the idea that has been the foundation of all his examinations. Thanks to his indefatigable exertions and perseverance, for he had great difficulties to overcome in his attempts, Einstein has attained the results, which I have tried to sketch, while still young.
    4. Qualcuno ha avuto il premio Nobel per la Fisica per contributi marginali o che, in ogni caso, non sono stati ricordati come elementi di svolta in qualunque settore della Fisica.
    5. Per un certo periodo fiorirono anche trasmissioni televisive, libri e film che sostenevano il contributo sostanziale della prima moglie di Einstein, Mileva Maric´, all’elaborazione dela teoria della Relatività Ristretta. Tutte le ’prove’ a sostegno di una simile tesi sono state confutate puntigliosamente da diversi studiosi, in particolare da Allen Esterson. Sul sito (in inglese) http://www.esterson.org/, si trovano i link di tutti i suoi articoli riguardanti Mileva Maric´. In particolare, la stessa moglie Mileva mai accennò ad una tale eventualità, neanche nella corrispondenza con suo marito nei momenti più polemici, prima e dopo il divorzio.
    6. Tra i diversi contributi che ho letto a questo proposito mi piace citare il libro di Jean-Paul Auffray, Einstein et PoincaréSur les traces de la rélativité, Le Pommier-Fayard, 1999. L’autore amplifica al massimo alcuni passaggi a favore del suo autore preferito e sminuisce, invece, i contributi di Einstein. Questo per la Relatività Ristretta. Per la Relatività Generale, invece, pur di ingigantire il contributo di D. Hilbert (il più grande matematico allora vivente, dopo la morte di Poincaré, avvenuta nel 1912), salta un passaggio fondamentale: nel 1914 fu proprio D. Hilbert ad invitare A. Einstein all’Università di Gottingen in Germania (ospitandolo a casa sua) a tenere una serie di conferenze sulla relatività ristretta e su quella generale, dopo essersi aggiornato sugli ultimi sviluppi della fisica con l’aiuto di un tutore esterno. Ma fu lo stesso Hilbert a riconoscere ad Einstein la piena paternità della Relatività Generale. Ma nonostante questo…
    7. M. Born, Einstein-Born, Scienza e vita, Einaudi, Torino, 1973, pagg. 3-4.
    8. L’articolo qui citato, in italiano con la traduzione dal tedesco di Salvatore Antoci, è contenuto nel volume (curato dallo stesso Antoci): Quando la Fisica parlava tedesco (Alcune memorie di un’epoca), pp. 154-200. Questo testo è molto utile in quanto fornisce la traduzione in italiano di moltissimi lavori fondamentali (pubblicati in tedesco) sulla teoria della relatività (ristretta e generale) e sulla nascita della meccanica quantistica.
    9. H. Poincaré, Science et méthode, Flammarion, 1908, p. 258. Citato da G. Holton, L’immagination scientifique, Gallimard, 1973, p. 155
    10. … il che ricorda il cavo coassiale non ben avvitato nell’esperimento Opera del 2011 al CERN di Ginevra che avrebbe dimostrato la velocità superluminale dei neutrini e tutte le panzane mediatiche sedicenti fisiche e/o filosofiche che ne seguirono!
    11. Henri Poincaré, Geometria e caso. Scritti di Matematica e Fisica. A cura di Claudio Bartocci, Boringhieri, 2013, p. 179.
    12. A questo proposito, Einstein stesso scrisse:«Ma queste ricerche, piene di presentimenti, perseguite nell’ombra per lunghi anni, quell’ardente desiderio di raggiungere lo scopo, quelle alternanze di fiducia e di stanchezza, quell’improvviso irrompere della verità luminosa, tutto questo insomma non può essere veramente conosciuto che da colui che l’ha vissuto.» (A. Einstein, Come io vedo il mondo, Newton Compton Editori, 1975, p. 115).
    13. Il primo settembre 1911 invia, in tal senso, una lettera all’astronomo Erwin Finlay-Freudlich in cui fa anche presente che la cosa non sarà facile.
    14. Va precisato, tuttavia, che probabilmente Einstein abbia dato solo un’occhiata molto distratta alla memoria di Hilbert per almeno due motivi: era molto concentrato sulla sua teoria ed era fisicamente molto indebolito per il lavoro stressante degli ultimi anni.
    15. All’inizio di un articolo inviato (su richiesta) alla rivista inglese The Times, Einstein nel 1919 scrive: “. . . È nel pieno rispetto delle grandi e gloriose tradizioni del lavoro scientifico del vostro paese che eminenti scienziati hanno dedicato molto tempo e fatica, e le vostre istituzioni scientifiche non hanno risparmiato spese, per verificare le implicazioni di una teoria che era stata perfezionata e pubblicata durante la guerra nel paese dei vostri nemici. Anche se l’indagine dell’influenza del campo gravitazionale del sole sui raggi di luce è una questione puramente oggettiva, non posso trattenermi dall’esprimere i miei personali ringraziamenti ai miei colleghi inglesi per il loro lavoro: perché senza di esso difficilmente avrei potuto vivere sino a vedere verificata la più importante implicazione della mia teoria“. Tratto da A. Einstein, Pensieri, idee, opinioni, Newton Compton Editori, 2015, p. 51. Neretto mio: Einstein ha piena fiducia nella sua teoria!

 

 

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